A proposito del Decreto Ministeriale 70 e le zone disagiate

“Cari Compagni del P.D., ho aspettato ad intervenire sperando lo facesse qualcun altro, soprattutto che si levasse qualche voce d’autocritica ma… tutto tace su tale fronte. Ritengo che se il 24 marzo gli organizzatori Antonio Cornelio ed Loriano Amadori, pensavano di fare informazione sulla situazione dell’Ospedale Simiani di Loiano abbiano ottenuto il risultato contrario. L’Onorevole Donata Lenzi nonostante si sia auto definita esperta della materia, ha dimostrato di non aver neppure letto il D.M. 70/2015 sul quale si basa il futuro della sanità ospedaliera e quindi il futuro del nostro nosocomio. Infatti a mia espressa richiesta di chiarimenti sulle deroghe previste al punto 9 di tale decreto, l’esperta Donata Lenzi ha riferito che tale punto riguardava si le zone svantaggiate montane, pre montane e collinari ( quindi come la nostra ), ma che si riferiva solo ai punti nascita. I punti nascita invece non sono neppure menzionati, riporto qui di seguito il punto 9.2.2 che parla delle zone svantaggiate. 9.2.2 Presidi ospedalieri in zone particolarmente disagiate Le regioni e le provincie autonome di Trento e di Bolzano possono prevedere presidi ospedalieri di base per zone particolarmente disagiate, distanti piu’ di 90 minuti dai centri hub o spoke di riferimento (o 60 minuti dai presidi di pronto soccorso), superando i tempi previsti per un servizio di emergenza efficace. I tempi devono essere definiti sulla base di oggettive tecniche di misurazione o di formale documentazione tecnica disponibile. Per centri hub and spoke si intendono anche quelli di regioni confinanti sulla base di accordi interregionali da sottoscriversi secondo le indicazioni contenute nel nuovo patto per la salute 2014-2016. Tali situazioni esistono in molte regioni italiane per presidi situati in aree considerate geograficamente e meteorologicamente ostili o disagiate, tipicamente in ambiente montano o premontano con collegamenti di rete viaria complessi e conseguente dilatazione dei tempi, oppure in ambiente insulare. Nella definizione di tali aree deve essere tenuto conto della presenza o meno di elisoccorso e di elisuperfici dedicate. In tali presidi ospedalieri occorre garantire una attivita’ di pronto soccorso con la conseguente disponibilita’ dei necessari servizi di supporto, attivita’ di medicina interna e di chirurgia generale ridotta. Essi sono strutture a basso volume di attivita’, con funzioni chirurgiche non prettamente di emergenza e con un numero di casi insufficiente per garantire la sicurezza delle prestazioni, il mantenimento delle competenze professionali e gli investimenti richiesti da una sanita’ moderna. Tali strutture devono essere integrate nella rete ospedaliera di area disagiata e devono essere dotate indicativamente di: – un reparto di 20 posti letto di medicina generale con un proprio organico di medici e infermieri; – una chirurgia elettiva ridotta che effettua interventi in Day surgery o eventualmente in Week Surgery con la possibilita’ d’appoggio nei letti di medicina (obiettivo massimo di 70% d’occupazione dei posti letto per avere disponibilita’ dei casi imprevisti) per i casi che non possono essere dimessi in giornata; la copertura in pronta disponibilita’, per il restante orario, da parte dell’equipe chirurgica garantisce un supporto specifico in casi risolvibili in loco; – un pronto soccorso presidiato da un organico medico dedicato all’Emergenza-Urgenza, inquadrato nella disciplina specifica cosi’ come prevista dal D.M. 30.01.98 (Medicina e Chirurgia d’Accettazione e d’Urgenza) e, da un punto di vista organizzativo, integrata alla struttura complessa del DEA di riferimento che garantisce il servizio e l’aggiornamento relativo. E’ organizzata in particolare la possibilita’ di eseguire indagini radiologiche con trasmissione di immagine collegata in rete al centro hub o spoke piu’ vicino, indagini laboratoristiche in pronto soccorso. E’ predisposto un protocollo che disciplini i trasporti secondari dall’Ospedale di zona particolarmente disagiata al centro spoke o hub. E’ prevista la presenza di una emoteca. Il personale deve essere assicurato a rotazione dall’ospedale hub o spoke piu’ vicino. Si evince quindi che l’ospedale di Loiano rientra benissimo in questi parametri 1) per il tipo di viabilità 2) per il tempo necessario per raggiungere un pronto soccorso, superiore ad un ora, per tutta l’area di pertinenza dell’ospedale di Loiano che copre i seguenti comuni: Firenzuola, San Benedetto Val di Sambro, Monzuno, Monghidoro, Loiano, Monterenzio, e Pianoro. Pertanto il C.A.S.T. ( Comitato Appennino Salute e Territorio) si adopererà affinché l’Ospedale di Loiano abbia un Pronto Soccorso anziché un Punto di Primo Intervento ed aumenti i posti letto di Medicina Generale a 20 come riferisce il D.M. 70/2015, con tutto ciò che ne consegue: aumento numero di medici specialisti, aumento capacità diagnostiche, radiologia H24 ecc. , certi che tutti i cittadini del territorio si associno alle nostre iniziative affinché l’Ospedale Simiani venga potenziato a termini di legge. Masiello Giulio Presidente CAST.” Pubblicato sulla pagina FB del PD di Monghidoro, nel video (ringrazamo il canale di D. Zappaterra) al minuto 4.30 circa potete trovare a cosa si riferisce il Presidente Cast

Petizione:

NO ALL’OSPEDALE DI COMUNITA’ PER IL SIMIANI DI LOIANO

  

al Presidente della Regione, all’Assessore alla Sanità, alla Città Metropolitana

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